Sogna, ragazzo, sogna...
Ti ho lasciato un foglio sulla scrivania
Manca solo un verso a quella poesia
Puoi finirla tu
Sarà perché ricordo te stasera, sarà perché sei stata la più sola, come un pagliaccio che non dice niente ….”non sa come far ridere la gente”, aggiunge Roberto …
Archeologia. Da Saldi di fine stagione, 1972.
Cosa c’era prima?
Prima c’era un ragazzo che amava la musica, la sua vita, pensava a cosa sarò o cosa non sarò.
Riteneva che tutte le cose belle o brutte della vita dovevano essere scritte, da ricordare, perché i momenti non si possono lasciar sfuggire, bisogna ricordarli. La vita non è fatta di episodi così, ma ogni minuto va centellinato, gustato, amato, odiato e naturalmente scritto e poi cantarlo per ricordare quei momenti nel tempo. Un ricordo così lontano la mia gioventù che sembra un fatto archeologico, una ragazza di tanti anni fa, un amore 16enne, dipende dalle generazioni. Il mio primo amore è stato a 16 anni, per i ragazzi di oggi, magari a 11 anni hanno già il primo amore…
E dopo?
Dopo è stato tutto un trambusto di ricerca, non ho mai pensato sinceramente di cantare per aver successo, per andare in copertina, o per vincere chissà che cosa. Per me la musica è sempre stata una ricerca, proprio come quando ero insegnante di latino e greco, una costante ricerca storica, letteraria, linguistica, tant’è che ho sempre avuto due attività, che sono poi sfociate oggi come oggi in due momenti diversi, uno è quello del cantare, dell’esprimermi attraverso la musica, l’altro è quello dello studio della storia musicale, della canzone ed insegnarlo all’università…
Gli studenti, i tuoi primi fans.
Cosa rappresentano e cosa hanno rappresentato per te?
Hanno rappresentato e rappresentato tutto…Non potrei mai dimenticarmi dei miei ragazzi, da loro si impara tanto. Il mio periodo più bello è stato quello trascorso con liceali, e quarant’anni al liceo sono tanti, tantissimi, vedi generazioni di tutti i tipi, sgomenti, paure, fragilità, ansie, provocazioni, amori, genitori che non capiscono. Vedi di tutto e c’è un file rouge che accomuna tutti questi ragazzi, un grande bisogno di affetto, hanno bisogno di essere creduti. Questo è fondamentale, dar fiducia loro, questo avveniva 50 anni fa ed avviene tutt’ora.
Sportinia, questo posto…
Sono venuto una volta da bambino in inverno, avevo sette o otto anni. Non ricordavo così bello, ma ricordo la caduta, appena messi gli sci ai piedi. Allora si veniva in treno da Milano, ricordo che si passava da Novara, Ovada, Torino, poi da Torino si cambiava treno e si arrivava a Susa ed ancora da Susa i pullman per l’alta valle. Non era così facile come adesso. Mi pare non ci fossero neanche tutte queste seggiovie, ti sto parlando dei primi anni ’50, c’era quasi niente, ma ricordo la bellezza, allora come adesso…
