Lo sport è un’esperienza cruciale per la crescita di un ragazzo e il ruolo del genitore è di fondamentale importanza per la qualità di questa esperienza di vita. Divertimento, cooperazione, raggiungimento degli obiettivi e anche, a volte, fallimento sono alcune delle tante facce della medaglia che è lo sport.ph Vittorio Fabianelli@In ciascuna di esse il genitore ricoprirà un ruolo ben specifico per il figlio ed è importante sapere come dargli il massimo del supporto in ogni situazione, così da fargli vivere un’esperienza all’insegna del divertimento e che lo faccia crescere come atleta e, soprattutto, come persona. Quindi, faremo un viaggio nei contenuti di questo libro per imparare meglio quale sia il nostro ruolo di genitori e lo faremo proprio con Giorgia Rocchetta, laureata in Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni presso l'Università degli Studi di Torino, specializzata nella psicologia dello sport e referente dell'Area Psicologica della Scuola Calcio Torino F.C., nonchè autrice del libro "Vincere con tuo figlio".
La prima domanda è: perché scrivere questo libro?
Il motivo principale è la mia grande passione per lo sport. Ho praticato fin da piccola diverse discipline e ho sempre amato seguire numerosi sport, sia in TV che in presenza.
A un certo punto della mia vita professionale da psicologa del lavoro ho deciso di farmi un regalo e iscrivermi a un Master di psicologia dello sport. Sapevo che mi sarebbe piaciuto, ma mai avrei creduto così. È stato amore vero e da lì ho deciso di affiancare la mia carriera alla mia passione, passando dalla psicologia del lavoro a quella dello sport anche a livello professionale.
Negli anni ho maturato esperienza all’interno di associazioni sportive sia agonistiche sia dilettantistiche. In particolare, sono spesso entrata in contatto con i giovani atleti e con i loro genitori.
Perché è importante che i ragazzi facciano sport?
È conoscenza comune che lo sport sia fondamentale per la crescita psicologica e fisica dei ragazzi, dalla capacità di cooperazione al corretto sviluppo dell’apparato muscolo-scheletrico. Anche la gestione delle emozioni e l’approccio agli obiettivi evolve all’interno del contesto sportivo. Sempre nell’ambito sportivo, la famiglia gioca un ruolo importante per il ragazzo. Dato l’impatto che lo sport ha sui ragazzi, è fondamentale educare i genitori per renderli presenti nella vita del ragazzo di modo che possano supportarlo nella sua crescita personale. Per fare ciò il genitore deve essere conscio del suo ruolo così da abbracciarlo nel miglior modo possibile.
La letteratura scientifica ne ha individuati sette. Purtroppo sono tutte categorie “negative”, per così dire. Un esempio è il “genitore chioccia”, ossia quello troppo apprensivo verso la salute del figlio e che trasmette insicurezza verso le sue capacità. Il risultato peggiore in queste situazioni è che il figlio si ribelli al controllo del genitore.
Un altro esempio è il “genitore sottomesso”, ossia colui che mette al primo posto il successo sportivo del figlio, arrivando anche a contestare l’arbitro. La conseguenza è che il figlio percepirà eccessiva pressione durante la performance.
Esiste anche il “genitore ipercritico”. In questo caso il figlio vivrà lo sport come una frustrazione e come un lavoro, portandolo anche a sviluppare una forte paura di sbagliare.
C’è poi il “genitore disturbatore”, cioè quello troppo presente nella vita sportiva del figlio e che spesso si intromette, sia durante gli allenamenti che durante la gara. Questi genitori tendono a distrarre il proprio figlio dalla performance.
Poi mi viene in mente il “genitore allenatore”. Questi continuano a dare consigli al proprio figlio, anche in contrasto a quelli dell’allenatore. Ovviamente questo creerà confusione nel ragazzo perché sia l’allenatore che il genitore sono figure di riferimento e l’atleta non riuscirà a capire a chi dovrà dare ascolto.
Infine c’è il “genitore disinteressato”. Se, da un lato, una presenza ingombrante è negativa per la vita sportiva del ragazzo, dall’altro la totale assenza del genitore priverà il ragazzo del supporto del genitore nei momenti di fallimento o di indecisione.
È importante dire che i genitori agiscono sempre in buona fede, anche quando hanno un atteggiamento sbagliato verso la vita sportiva di loro figlio. Tutto ciò che viene detto e fatto da un genitore ha un impatto sul ragazzo, anche quando l’intenzione alla fonte è buona. Ricordargli gli errori passati prima di una prestazione, ad esempio, gli creerà ansia e gli toglierà sicurezza. Allo stesso modo, anche parlare eccessivamente e dare tanti consigli prima della performance potrebbe mandare in confusione l’atleta e sarebbe molto meglio limitarsi a dirgli che deve pensare a divertirsi e a dare il massimo.
Alcuni genitori hanno grandi aspettative verso i figli e queste aspettative si trasformano spesso in pressioni, quali possono essere le conseguenze?
Di solito accade quando il genitore vede nel figlio un certo talento. In questi casi i genitori investono molto economicamente ed emotivamente sul figlio e si aspettano di essere ripagati in termini di performance e di successo dal figlio stesso, che vivrà lo sport con un’enorme pressione. Il genitore perde di vista che lo sport dovrebbe essere prima di tutto divertimento. Può accadere che il ragazzo sviluppi un grande timore nei confronti del genitore e dell’errore, cosa che può allontanare il ragazzo dallo sport portandolo addirittura ad abbandonarla. Nella mia esperienza ho conosciuto molti casi di agonisti e professionisti che continuavano a praticare sport non per passione, ma per non deludere le aspettative del genitore. È sempre molto triste sentire parole come queste.
La cosa più importante è far loro capire di essere lì per loro e per supportarli. È bene imparare ad ascoltare i nostri figli, magari ripetendo ciò che ci dicono per essere sicuri di aver compreso i loro bisogni in quel momento. Dovremmo aprirci al confronto con loro e sottolineare ciò che hanno fatto di buono, senza mentire. Magari si potrebbe ricordare loro che lo sport ci insegna che attraverso i fallimenti si giunge alla vittoria. In ogni caso, comunque, appena sale in auto è importante chiedergli se si è divertito perché quello deve essere il motore principale che lo spinge a fare sport.
Di certo, ad oggi, si fa ancora troppo poco. Ci sono società che cercano di sensibilizzare i genitori sui loro ruoli. Ad esempio, in Australia esisteva il Silent Saturday, che proibiva ai genitori di urlare durante le competizioni per evitare commenti spiacevoli. Ovviamente, però, in questo modo venivano meno anche tutti gli incitamenti e si è notato che questa politica non apportava nessun miglioramento per i ragazzi.
La maggioranza delle società ha un manuale operativo di qualche pagina che distribuisce ai genitori all’inizio della stagione, sperando che i genitori lo seguano autonomamente. Servirebbero più spazi di discussione, la presenza di uno psicologo dello sport e creare momenti di condivisione tra la società, l’allenatore e i genitori. In questi incontri si dovrebbe creare cultura e dibattito sul ruolo del genitore, magari anche grazie ad attività da fare insieme ai genitori. In questo modo si creerebbe un gruppo di lavoro che si muove per raggiungere un unico obiettivo: il benessere e il divertimento dei ragazzi.
In un ambiente di questo tipo il ragazzo potrebbe divertirsi e crescere come atleta e come persona perché lo sport è importante soprattutto perché insegna le cosiddette life skill, come l’impegno, il sacrificio, la capacità di prendere decisioni e la cooperazione. Ovviamente, un ambiente di questo tipo, ideale, è possibile solamente attraverso la cooperazione tra società e genitori.