Giampiero Esposito
La professione, le emozioni, la famiglia … del medico luminare di Lecce
Il Professore Esposito nella sua carriera ha eseguito più di 12.000 interventi di chirurgia cardiovascolare, dedicandosi soprattutto alla cardiochirurgia mini-invasiva ricostruttiva valvolare aortica e mitralica e alla chirurgia della aorta toracica.
Ha pubblicato innumerevoli lavori scientifici sulle più importanti riviste specialistiche internazionali ed italiane, redattore di libri di chirurgia cardiovascolare.
Nel 2006 ha progettato e brevettato la protesi vascolare aortica denominata Lupiae in onore della sua Lecce, città di nascita.
La tecnica chirurgica relativa all’impianto ibrido della protesi Lupiae viene presentata e premiata a Berlino nel 2010 dalla International Society Minimal Invasive Cardiac Surgery (ISMICS) .
Nel maggio 2014 la tecnica Lupiae viene premiata come migliore lavoro scientifico internazionale durante l'Aortic Symposium di New York (organizzato da American Association Thoracic Surgery) .
Nell’Aprile 2021 ha ottenuto la Abilitazione Scientifica Nazionale alle funzioni di Professore Universitario in Chirurgia Cardio-Toraco-Vascolare.
Cavaliere al merito della Repubblica.
… ma non solo!
Iniziamo così… Giampiero Esposito: leccese! Brevemente la sua storia. Terminati gli studi superiori, si trasferisce a Firenze dove consegue la Laurea in Medicina e Chirurgia, poi la Specializzazione in Chirurgia Cardiaca e Toracica a Bologna. Italia e tanto estero: cosa accomuna e cosa distingue queste due “entità” sanitarie?
L’esperienza in Inghilterra e Germania prima e negli USA dopo mi ha inculcato soprattutto un principio fondamentale: trasmetti il tuo sapere a chi te lo chiede!
A 25 anni ho iniziato la mia esperienza in terra straniera ed ho ricevuto tanto dai miei tutors, sempre pronti a rispondere ai miei quesiti, a spiegare ed insegnare tecniche chirurgiche semplici e complesse.
Il trasmettere le proprie conoscenze non è purtroppo cosa frequente nella cardiochirurgia italiana: è molto triste dirlo ma è una realtà. Non si trasmette la propria esperienza per paura di essere scavalcati dai discepoli.
Anche docente universitario. Ai suoi ragazzi … oltre naturalmente all’apprendimento cosa vuole trasmettere?
Riprendendo il concetto precedente posso affermare con certezza assoluta di aver trasmesso a chi mi ha affiancato nei 23 anni di Direzione di Struttura Complessa di Cardiochirurgia tutto il mio sapere e abnegazione alla ricerca del miglior risultato. Il tutto si manifesta ineluttabilmente con il migliorare la vita e la salute di chi si affida al nostro sapere. La passione per questo lavoro invece non si trasmette: bisogna averla nel DNA, la si manifesta con gli atteggiamenti nei confronti del paziente.
Passione e “missione”. Nella conferenza stampa di presentazione della sua Linda, tra le cose da lei esposte mi ha particolarmente colpita una frase: “fino a quando non si è dall’altra parte non si riesce a percepire la sofferenza reale del paziente”. Ci racconta quell’episodio?
Era il 23 maggio 2007, non potrei dimenticare quella data! Ero direttore della Chirurgia Cardiovascolare di Città di Lecce Hospital e nel parcheggio della clinica fui colpito alla testa con un grosso giravite dal marito di una paziente deceduta a seguito di una infezione successiva ad un complesso intervento di ricostruzione dell'aorta toracica ;
A seguito dell’aggressione fui portato in terapia intensiva per un ematoma cerebrale con emorragia imponente che determinò un coma della durata di 5 giorni e che, grazie alle cure dei medici e infermieri della mia stessa struttura e grazie all’assistenza dei miei cari e di mia moglie Linda in particolare, mi portò al risveglio e poi alla lunga riabilitazione fino alla totale ripresa del mio lavoro. In quei lunghissimi giorni trascorsi in terapia intensiva da paziente capii cosa volesse dire essere dall’altro lato della barricata.
Non ero più medico curante ma paziente in cura, affidato alle cure e non affidatario delle stesse, cercando con gli occhi (sveglio ma intubato e collegato ad un respiratore) gli occhi e lo sguardo di chi gestisce la tua vita. Così ho capito realmente cosa volesse dire essere dall’altra parte, così si capisce quanto, oltre alle cure e a un attento monitoraggio, sia necessario essere vicino, sorridere e accarezzare chi in quel momento si affida alla nostra cura. Sono cose che costano poco ma danno una enorme spinta positiva nel percorso di cura.
Emotività e distacco: in quale percentuale possono coesistere questi due stati d’animo?
In sala operatoria l’emotività non è ammessa, anzi da primo operatore bisogna rasserenare e tranquillizzare l’ambiente anche negli interventi più complessi il cui approccio va preparato fuori dalla sala operatoria e messo in atto in sala con assoluta sicurezza e certezza di movimenti chirurgici e gestionali. Ma il distacco non deve mai essere confuso con l’incuria o superficialità. Il paziente affidato alle mie cure è un mio familiare e come tale devo trattarlo, con la massima attenzione possibile per offrire il meglio derivante dal tuo sapere e dalle tue conoscenze.
L’altro elemento che la posiziona in modo distintivo nel campo della cardiochirurgia è invenzione e lo sviluppo della protesi LUPIAE. Ha dato il nome della sua terra alle protesi…il Salento non è solo “terra”, ma un modus vivendi, un mantra, cosa le ha trasmesso e quanta salentinità ha inciso nel raggiungimento dei suoi traguardi?
Nel rispondere alla sua domanda mi viene in mente il detto “Simu leccesi core preciatu..”; ogni singola volta che metto piede nella mia Lecce tornando dalla lontana Milano il mio cuore sorride!! Al Salento e a Lecce sono e sarò legato in forma quasi ossessiva, facendo sempre paragoni (vincenti per il Salento, ovviamente) con quello che il Salento e Lecce possono darci sotto tanti aspetti.
Essere salentino vuol dire anche saper accogliere, aiutare e comprendere ed essere onorati di essere nati ed appartenere a questa terra. Da questo discende l’aver dato il nome Lupiae alla protesi vascolare da me disegnata e applicata nella cura delle gravi patologie aortiche e utilizzata in tutto il mondo. I quattro rami che fuoriescono dal tronco principale del leccio disegnato nel simbolo di Lecce mi diedero l’idea del nome da dare alla mia protesi e così ho portato l’antico nome di Lecce in giro per il mondo.
Entro un po’ nel personale: la famiglia, gli amici, gli hobby… si sente di aver messo per così dire un po’ da parte gli affetti?
Il mio lavoro porta a vivere gran parte della tua vita in ospedale. Non mi sono però mai sentito lontano dalla mia famiglia, stando vicino a mia moglie e ai miei figli quando c’era bisogno di me. Con gli amici passo il (poco) tempo a parlare di calcio o a giocare (finchè le gambe me lo permetteranno) a calcio. E poi lettura (soprattutto scientifica) e qualche film (soprattutto thriller)
Mi parla della sua Linda?
Parlare della donna che mi ha dedicato gran parte del suo tempo, sempre presente per i figli e per i loro bisogni supplendo anche alle mie assenze, mi ha permesso di arrivare dove sono arrivato, con serenità e forza interiore incredibile.
Vederla oggi scendere in politica e trasmettere alla gente il suo pensiero con chiarezza e cristallinità mi fa sentire fiero ancora di più nell'essere al suo fianco, fino a che il Signore me lo permetterà.

