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Addio a Roger Failla

Addio a Roger Failla

Il Maestro che portò il tennis italiano nel futuro


Con la scomparsa di Roger Failla, il tennis italiano perde molto più di un decano: perde la sua bussola morale. A 89 anni, vissuti con la racchetta in mano fino all'ultimo respiro come aveva sempre desiderato, Roger lascia un vuoto incolmabile tra le vette del Sestriere e i campi di tutto il mondo. È stato l'uomo capace di unire l'eleganza sabauda della Famiglia Agnelli alla modernità brutale del tennis americano.

Molto prima che il tennis diventasse un'industria globale, Roger Failla ebbe un'intuizione che avrebbe cambiato la carriera di molti giovani talenti: il ponte con gli Stati Uniti. Fu tra i primissimi pionieri a intuire che il futuro passava per la Florida, portando i ragazzi italiani alla corte di Nick Bollettieri. In un'epoca di frontiere chiuse, Roger aprì una rotta verso l'eccellenza, dimostrando una lungimiranza fuori dal comune. Non voleva solo insegnare il tennis; voleva che i suoi ragazzi imparassero la mentalità vincente, quella stessa ferocia agonistica che oggi rivediamo in campioni come Jannik Sinner, che Roger ha seguito con amore e rigore a Bordighera.


Il Sodalizio al Sestriere con Thomas 
Il cuore della sua epopea resta però il Sestriere. In quel salotto d'alta quota voluto dagli Agnelli, Roger è stato il garante di uno stile inimitabile. Al suo fianco, l'amico Thomas: un binomio inscindibile che ha gestito il tennis del Colle con una classe e una competenza che conquistarono l'Avvocato e i grandi dello sport, da Dino Zoff a Gianni Ocleppo. Thomas e Roger insieme hanno reso il Sestriere un punto di riferimento, unendo la fatica della montagna alla distinzione dei grandi circoli internazionali.


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Da Sonego a Sinner
Il magistero di Roger vive oggi nella grinta di Lorenzo Sonego, il torinese che lui amava definire un "trascinatore", e nella freddezza di Jannik Sinner. Failla ha saputo trasmettere a questi ragazzi il "Codice Sestriere": poche parole, schiena dritta e un'umiltà incrollabile. Sinner, in particolare, resta l'ultimo grande regalo di Roger al tennis mondiale: un atleta plasmato da quei valori di rigore e sobrietà che Failla aveva coltivato per sessant'anni tra le Alpi e i campi della Florida.

Roger Failla se ne va come aveva promesso: sul campo, idealmente e fisicamente. Lascia un'eredità fatta di visioni pionieristiche, di amicizie profonde come quella con Thomas e di una lealtà assoluta verso la famiglia Agnelli e lo sport. Oggi il tennis italiano piange un maestro, ma celebra un uomo che ha saputo insegnarci che la vera vittoria non è nel punteggio, ma nella dignità con cui si colpisce la palla.


Buon viaggio, Maestro.